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IMPERMANENTE 8

MICROSCOPIE

Benedetta GALLI

MICROSCOPIE

opere di
Benedetta GALLI

introduzione di
Giovanna BRENCI

12.09.2012 – 06.01.2013


BENEDETTA GALLI – BIOGRAFIA

Benedetta Galli è nata a Perugia nel 1976 dove vive e lavora.

Tra le mostre collettive più recenti si possono ricordare: Nel 2012 New Next, galleria Bi-BOx Art Space, Biella a cura di Irene Finiguerra; Acque/Les eaux, sala espositiva dell’Ambasciata d’Italia, Abidjan, Costa D’Avorio con testi di Sonia Zampini; Premiata Officina Trevana, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (Pg) a cura di Maurizio Coccia e Carla Capodimonti e l’ esposizione del Premio Internazionale di Pittura Guasch Coranty, Centro d’Arte Tecla Sala, Barcellona, Spagna. Nel 2011 Premiata Officina Trevana, Palazzo Lucarini, Trevi (Pg), a cura di Maurizio Coccia e Matilde Martinetti. Mostra Premio Gaem, Loggetta Lombardesca, MAR di Ravenna, a cura di Linda Kniffitz. Nel 2010 mostra del Premio MAG, Museo del laterizio e delle terrecotte di Marsciano (Pg). El sueño de la razòn produce muestras, Trebisonda, Perugia, a cura di Aldo Iori. Nel 2009 XX3//~, Trebisonda e sedi varie, Perugia, a cura dell’associazione arti visive Trebisonda. La leggerezza della scultura, Parco dell’Arte, Cerrina Monferrato (Al) a cura dello Studio A’87 e di Aldo Iori. Around Sacred Trees, Galleria Civica Comunale, Spello (Pg), Elfrida Gubbini e Antonello Belli. Nel 2008 Rigalgata, Belvedere (Pg) a cura di Rolf Horstmann. Teatro delle meraviglie, Teatro del Trionfo, Cartoceto (PU) a cura di Gesine Harp e Sonia Zampini. Una recente mostra personale è stata organizzata nell’ambito del Premio Marsciano Arte Giovani al Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte, Marsciano (Pg). Tra le partecipazioni a Premi si ricorda: Premio Internazionale di Pittura Guasch Coranty 2012 a Barcellona. Prima edizione del Premio Internazionale Gaem, Museo MAR di Ravenna. VI edizione del Premio Pittura Scultura Città di Corciano, Perugia. VI edizione del Premio MAG, Marsciano Arte Giovani, Museo del laterizio e delle terrecotte di Marsciano, Perugia. Nel 2009 il Premio Pagine Bianche d’Autore a cura di Teresa Macrì. Menzione per la regione Umbria con “Diecimila” e nel 2005 Premio Movin’up, GAI circuito giovani artisti italiani, per la regione Umbria.

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

DUEMILANOVECENTOCINQUANTASETTE. BENEDETTA GALLI

Introspettiva, meticolosa, paziente. Tre aggettivi che descrivono la personalità, e quindi il lavoro, di Benedetta Galli. Si, perché solo un’artista con queste caratteristiche avrebbe potuto ideare e sviluppare un tale linguaggio che esige tempo e numerosi passaggi. Una tecnica che trova i primi risultati negli assemblaggi polimaterici del 2003, modificandosi nel tempo e divenendo sempre più raffinata, quasi concettuale, per raggiungere, dal 2008, gli esiti attuali. Elemento costante è la fotografia, sperimentata nella riduzione estrema del formato e nella moltiplicazione delle copie, tanto da mimetizzarsi e rendersi invisibile ad una prima rapida visione.

In merito alla tecnica, l’opera della Galli possiede diversi piani di lettura: può essere interpretata come un genere musivo contemporaneo, dove le tradizionali tessere vitree sono sostituite da “gocce” siliconiche; come fotografia sperimentale che si innesta nel polimaterismo; come pittura stessa. Una sovrapposizione di letture che l’artista riconduce sempre e comunque alla dimensione pittorica.

Ben più profonda e stratificata è invece la lettura delle opere da un punto di vista visivo. Queste, infatti, per essere esperite nella loro complessità, necessitano di un’osservazione attenta e sempre più ravvicinata, al fine di coglierne i rimandi presenti, percepiti solo come suggestioni, mai diretti modelli artistici. A distanza, infatti, le tele appaiono quadri astratti, aloni composti da colori che si fondono e digradano, quasi un omaggio al color field di Rothko. Un’impressione che svanisce nel momento in cui lo spettatore, avvicinandosi, capisce che la pittura è illusione, effetto ottico dell’interazione tra colore e luce – a sua volta richiamando il pointillisme di Seurat –, e che in realtà la superficie della tela è coperta da queste gocce colorate che formano una trama vera e propria. E allora la mente richiama un’arte rigorosa, geometrica, minimale, dove il modulo si ripete ordinatamente in uno schema che da la sensazione di espandersi all’infinito, oltre i limiti fisici del supporto. Ma si scorge ancora dell’altro, oltre il velo del silicone, qualcosa che incuriosisce e vuole essere indagato da molto vicino. Serve una lente per cogliere la classicità della figura umana, fotografata in pose plastiche, il cui significato è racchiuso e protetto come una perla. Per l’artista, la presenza della figura è uno spunto offerto al pubblico per iniziare una riflessione introspettiva, creare un dialogo silenzioso attraverso il quale, dalla conoscenza e l’apertura verso gli altri, è possibile conoscere se stessi.

Anche i titoli sono indicativi: alla cifra, scritta a lettere e riferita al numero delle fotografie presenti nella tela, segue quello che Benedetta definisce un “indizio” circa l’identità del soggetto ritratto, offrendo in tal modo una traccia per costruire una narrazione che, a sua volta, guida l’osservatore ad una personale interpretazione dell’opera.

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