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IMPERMANENTE 9

LA CASA URLANTE

Paolo MARCUCCI

LA CASA URLANTE

opere di
Paolo MARCUCCI

introduzione di
Giovanna BRENCI

23.01.2013 – 07.04.2013


PAOLO MARCUCCI – BIOGRAFIA

Nasce a Gualdo Tadino il 26 luglio del 1971. Dopo una lunga serie di spostamenti arriva a Perugia nel 1983, dove tutt’ora risiede. Frequenta il liceo classico prima e la facoltà di farmacia poi; conseguita la laurea entra nella farmacia di famiglia, dove tutt’ora lavora. Si avvicina alla fotografia grazie all’attività del nonno materno, ma la scopre come vera e propria passione solo intorno ai 30 anni.

Ha all’attivo varie esposizioni collettive con il gruppo “Libere fusioni”, con cui tutt’ora collabora ed alcune personali, tra cui un evento a Roma nello studio dell’amica fotografa Paola Ghirotti, nell’ambito della presentazione del suo calendario 2012 sul Giappone.

Inoltre due anni fa è entrato a far parte della Royal Photografic Society di Bath, Inghilterra.

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

LA CASA URLANTE

Roccia, roccia che sale a picco a sfidare il cielo, forte, sicura, imperturbabile pare…
Acqua, acqua giovane ed assetata, che corre, scivola e rode, che scava, salta, precipita ed urla; strepitando sbatte e rimbomba sulle pareti liscie e secche, quasi irridendo con la sua cieca e sfrenata corsa alla vita le vestigia di un luogo che non Ë pi˘.
Un posto sospeso ed inquieto, non pi˘ colorato di vita, ma ancora impregnato di echi e di cose vissute; una casa, immensa, lo scheletro di un gigante non morto, un qualcosa in bilico, prolungamento della stessa roccia su cui qualcuno la costruÏ; resta ferma o quasi, nel perenne e costante atto di gettarsi ad inseguire finalmente quell’acqua che ne ha roso le ossa scavando sotto e intorno alle sue fondamenta, come pure, inevitabilmente, nelle pieghe emozionali di coloro che qui hanno vissuto.
Entrarvi infatti Ë immergersi in un’aria densa e umida, quasi salmastra, in cui gli echi rimbalzanti dell’acqua si inseguono tra angoli, volte e pareti, rendendo stridulo e sordo insieme il fragore stesso che li produce. Forse Ë per questo che c’Ë subito il bisogno di parlare o fare rumore; qualcosa insomma, qualcosa che contrasti e decomprima il peso di quelle pietre che sembrano sapere…guardarti e ripegartisi addosso.
Alcuni sostengono che i pensieri e le emozioni della gente, se abbastanza forti, possono restare imbrigliati nei luoghi, nellecose, come solide ragnatele, diventando cosÏ in qualche modo, forse leggibili e perchË no, quai tangibili…
E cosÏ questo luogo, carico di passato e privato di ogni possibile futuro, puÚ diventare un’anima, una donna, sola, sospesa, incatenata ed inquieta, che vorrebbe volare via, ma non Ë nemmeno libera di essere..

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