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IMPERMANENTE 5

SONAR

Francesco SKY MARCHETTI

SONAR

opere di
Francesco SKY MARCHETTI

introduzione di
Giovanna BRENCI

28.09.2011 – 07.01.2012


FRANCESCO SKY MARCHETTI – BIOGRAFIA

Francesco Marchetti nasce a Perugia nel 1977. Tra le prime importanti esperienze artistiche si ricorda

la partecipazione, nel 2000, ad una mostra collettiva a San Sebastian in Spagna.

Nel 2002 si diploma in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia “Pietro Vannucci”.

Nello stesso anno espone in una personale dal titolo Without you I’m nothing alla galleria “Atelier” di Perugia e, nella stessa città, in una mostra collettiva alla galleria “Minerva” .

Sempre nel 2002 partecipa al concorso nazionale indetto dalla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia dal titolo: Ho un’idea addosso, nel quale ottiene una citazione di merito.

Dal 2003 iniziano le esperienze con il teatro, realizzando scenografie, che proseguiranno negli anni a venire. Espone con una personale in occasione della manifestazione Agosto Corcianese, mostra patrocinata dalla galleria “Villa Rolandseck” Rosemarie Bassi di Bonn; la stessa galleria che nel 2004 organizza una personale a Remagen in Germania.

Tra 2005 e 2006 intraprende un’esperienza a Londra durante la quale supera brillantemente la selezione per accedere alla Royal Accademy of Art ed espone in mostre personali e collettive in numerosi spazi espositivi della città.

Rientrato in Umbria, nel 2007, ottiene il 2° posto alla seconda edizione Premio Pittura e Scultura in occasione della manifestazione Corciano Festival.

Tra 2008 e 2009 la Galerie Rosemarie Bassi di Bonn espone i lavori prodotti da LOUNGE69SKYART.

Sempre nel 2009 è chiamato per la realizzazione delle scenografie e dei costumi per lo spettacolo teatrale George Dandin di Moliere, per la regia di Gennadi Nikolaevic Bogdanov.

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

IMMAGINARI POSTMODERNI

Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, quelli di Skizzo riflettono un rompicapo come il cubo di Rubik!

La sua ricerca si muove a trecentosessanta gradi combinando forme, immagini e colori attraverso molteplici tecniche artistiche. Necessità di sperimentare che viene vissuta, dall’artista, come una sfida con se stesso attraverso la quale oltrepassare i propri limiti restando comunque riconoscibile. E ci riesce! Si, perché lo stile di Skizzo è inconfondibile, quanto un brand commerciale, così pure il suo ideogramma, usato a modi firma, nato dall’unione dei sensi per lui fondamentali, un grande occhio – modello divinità egizia o Big Brother – e una bocca, dove il messaggio è guardare e assaporare tutto.

La quantità di opere che questo artista è in grado di realizzare in brevissimo tempo dimostra una creatività vulcanica che, esplodendo in qualsiasi momento, potrebbe provocare quella stessa nube atomica che Damien Hirst “guarda incuriosito” in una delle incisioni presentate.

Skizzo trae ispirazione da modelli ben precisi: la letteratura cyberpunk, il concetto di città ideale e quel filone artistico statunitense che da Andy Warhol porta a Basquiat. Nelle sue opere, specie le incisioni, questi riferimenti si fondono dando vita a mondi sovrapposti, abitati da creature non più umane, molto vicini a quelli descritti dallo scrittore inglese James Graham Ballard. Di quest’ultimo, in particolare, l’artista interpreta le tematiche letterarie fantascientifiche del rifiuto del presente e dell’analisi dell’essere umano da un punto di vista esterno. Luoghi mentali che assorbono e restituiscono, in uno scambio infinito, flussi di immagini e stimoli sensoriali provenienti da ogni angolo. Suggestioni di quella Londra che, avvolta dalla nebbia, ha visto nascere il movimento punk nello storico quartiere di Camden town dove ancora oggi, facendo un giro nel negozio Cyberdog, se ne respira l’atmosfera.

Il suo caos mentale – Skizzo-frenico – costruisce questi mondi “altri” fatti di continui impulsi, stratificati l’uno sull’altro, gli stessi che ci bombardano tramite i media dell’odierna società consumistica. Senza rielaborali, né metabolizzarli interiormente, Skizzo capta come un sonar segnali di città, persone, icone, immagini e situazioni che si propagano nella realtà, restituendoli in un immaginario post-moderno. Lo stesso artista definisce questo processo come un “meccanismo sensoriale che propaga e trasmette emozioni cercando gli echi sulle fonti colpite dalla visione”.

Queste opere, di conseguenza, rigurgitano immagini-icone così convenzionali che nessuno stenta a riconoscere e che Skizzo priva di qualsiasi significato, componendole mediante una logica del non-senso! Dei flash, delle istantanee, shock deliranti estratti da frammenti di realtà che, descritti tramite “cut-up sandwich”, sviluppano l’opera in un continuo work in progress.

Superata l’impressione iniziale di puro decorativismo, i risultati tangibili di questi pensieri disordinati sono rappresentazioni di viaggi allucinati, ambientati in epoche e mondi sconosciuti, dai quali emergono echi il cui significato è racchiuso sia nei singoli dettagli che nella totalità dell’opera.

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