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IMPERMANENTE 13

ZIG ZAG ZAC

Elisa PIETRELLI

ZIG ZAG ZAC

opere di
Elisa PIETRELLI

introduzione di
Giovanna BRENCI

22.01.2014 – 20.04.2014


ELISA PIETRELLI – BIOGRAFIA

Elisa Pietrelli nasce a Terni il 24 Novembre del 1987. Nel 2012 consegue il Diploma Accademico di Secondo livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo”, indirizzo Grafica, presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.

La tesi di laurea “Ritagliando il mondo, cento anni di collage” revisiona la tecnica del collage dalle origini alla contemporaneità. Nel 2010 consegue il Diploma Accademico di Primo livello in “Arti Visive e Discipline dello Spettacolo”, indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci” di Perugia.

«Io che sono di una puntualità maniacale… Ero assorbita da un collage, capisce. In questi ultimi tempi, appena mi sveglio mi butto sull’ ultimo collage in corso: in questo momento è una storia di mosche e macellai. Sono ossessionata da questa maniera di scrivere, mi assorbe completamente. Stamattina ero in pigiama a lavorare con le forbici e non mi sono resa conto del passare del tempo»
Herta Muller, 22 Giugno 2010

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

CARTA – FORBICI… E COLLA

Selezionare, tagliare, incollare. Questo in sintesi il collages.

Un procedimento elevatosi a vera e propria tecnica artistica quando, all’inizio del novecento, correnti e movimenti d’avanguardia spinsero gli artisti ad una fervente ricerca e sperimentazione in grado di assecondare quel clima innovativo e di cambiamento che stava investendo l’Europa intera.

Cubisti, dadaisti, futuristi, astrattisti, numerosi esponenti di questi movimenti e tendenze ne hanno lasciato testimonianze anche celebri (chi non conosce i papiers collés di Picasso) le quali, nel tempo, hanno influenzato molti altri fino ad arrivare ai nostri giorni dove artisti, come Elisa Pietrelli, ne danno una personale e contemporanea interpretazione.

Una giovane artista che si fa forbice, seziona e frantuma la realtà in maniera ossessiva e selettiva per poi ricomporne una nuova, “altra”, in cui stralci di immagini presenti nella nostra quotidianità si assemblano, diventando esseri a loro volta espressione di un’estetica contrastante con quella del “bello” inteso in senso stereotipato. E così labbra enormi e sensuali si posano sul minuscolo volto di una modella ammiccante dal corpo improbabile, creando un essere che sembra estrapolato da un quadro Pop.

Riviste e immagini vengono scelte accuratamente seguendo criteri come l’estetica, la potenza comunicativa o l’assurdità e solo dopo aver superato questa prima selezione i “pezzi” sono tagliati e ricomposti sul supporto che funge da sfondo, da surreale mondo in cui questi esseri compiono le proprie azioni e vivono. Forme apparentemente incoerenti diventano, quindi, nelle mani di Pietrelli, nuove vite, entità tra il mostruoso e l’ironico, con un proprio senso e significato.

La stessa artista riconosce nel proprio fare artistico una pratica ludica, tanto da assimilarlo alla morra cinese! Un gioco reinterpretato nelle regole sostituendo la colla al sasso: la colla unisce la carta che a sua volta le forbici hanno tagliato. La spinta alla continua sperimentazione porta questa giovane collagista a cimentarsi nell’illustrazione di libri e alla realizzazione di bambole e “fiori che non sfioriranno mai” (come recita il titolo di cinque opere) con materiali eterogenei i quali trasportano l’opera dal supporto bidimensionale alla terza dimensione. In altri casi esplora, invece, quella virtuale realizzando video in cui i suoi esseri fantastici si animano in movenze goffe, rigide, ripetute ossessivamente, come se la naturalezza dei movimenti fosse costretta e impedita dalla disarmonia e dall’improbabilità anatomica caratteristica di tali corpi.

Certamente l’aspetto bizzarro e giocoso dei collages di Pietrelli è implicito. Questi piccoli “mostri” catturano l’attenzione, incuriosiscono, ma c’è in essi, altrettanto forte, un qualcosa di grottesco, inquietante. Dopo tutto sono immagini di corpi umani frantumati in singole parti poi assemblate per creare un qualcosa di “diverso”, e come spesso accade il diverso genera timore, talvolta perfino paura. Queste creature abitano atmosfere incerte e poco rassicuranti al pari di quelle descritte nei romanzi gotici. Sensazioni che non possono non richiamare alla mente il mostro per eccellenza, quello generato ai primi dell’ottocento dalla fervida fantasia di Mary Shelley quando, una notte, per gioco, concepisce Frankenstein.

Come quest’ultimo, anche le creature di Elisa Pietrelli sono esseri frammentati, con organi e arti trapiantati, sproporzionati, disarmonici, ricuciti tra loro senza tener conto dell’anatomia umana ma carichi di sentimenti contrastanti che comunicano e condividono attraverso i meccanismi del linguaggio visivo.

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