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IMPERMANENTE 14

DUSHA – FIBRA INTERIORE DELL’ESSERE

Natascia BECCHETTI

DUSHA – FIBRA INTERIORE DELL’ESSERE

opere di
Natascia BECCHETTI

introduzione di
Giovanna BRENCI

30.04.2014 – 13.07.2014


NATASCIA BECCHETTI – BIOGRAFIA

Natascia Becchetti

Nata a Umbertide nel 1984, vive e lavora a Rancolfo (Pg)
Avvicinatasi per passione alla fotografia, inizialmente da autodidatta, approfondisce in seguito le proprie competenze frequentando diversi corsi professionali.
Affianca all’attività di fotografa freelance quella di una produzione autonoma tesa all’interpretazione di soggetti particolarmente vicini alla propria sensibilità.
Negli anni ha collezionato una serie ricchissima di scatti, alcuni dei quali hanno partecipato ad esposizioni e concorsi regionali ricevendo riconoscimenti e premi.
Attualmente sta sviluppando progetti incentrati su diverse tematiche.

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

“… NON SI VEDE BENE CHE COL CUORE. L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI”

La fotografia, intesa come linguaggio artistico, va ben oltre il semplice atto di inquadrare un soggetto e schiacciare un pulsante, è un metodo espressivo attraverso cui rappresentare e interpretare la realtà, nella sua più analitica lucidità o astrarla sino a mistificare l’oggettività del visibile, al fine di comunicare un messaggio ed evocare sentimenti e sensazioni. Come ogni pratica artistica richiede abilità tecniche, compositive, ma è il valore aggiunto posseduto dall’artista che fa di una semplice riproduzione un’opera d’arte.

Natascia Becchetti si è avvicinata alla macchina fotografica, incuriosita, da autodidatta, iniziando a sperimentarne le potenzialità guidata esclusivamente dal proprio istinto, dimostrando subito una particolare predisposizione verso questo linguaggio, ideale per esprimere il “caos calmo” nascosto dentro lei. Ovunque vada, ad accompagnarla c’è sempre l’inseparabile fotocamera, strumento attraverso cui Natascia riesce e comunicare pensieri, emozioni e tutto ciò che la timidezza rende così difficile esternare con le parole. La sensibilità estrema, il suo essere introspettiva e il modo di rapportarsi con il mondo che la circonda emerge in ogni fotografia da lei realizzata, in particolare nella serie qui presentata.

Nonostante l’ispirazione venga sempre da un soggetto reale, Becchetti lo ripropone filtrato attraverso immagini cariche di emozioni, in cui ogni cosa, anche la più banale, acquista un senso poetico. Inquadrature, tagli, composizioni, indipendentemente dal fatto che scelga il colore o il bianco e nero, dimostrano quanto la giovane fotografa abbia sviluppato e coltivato nel tempo un indubbio senso estetico. Colpisce immediatamente, guardando gli scatti esposti, l’apparente incoerenza con il tema affrontato: perché scegliere il ritratto se il soggetto è intuibile solo nella silhouette, colta in controluce o velata? La risposta viene data dall’artista stessa, nel titolo scelto per la mostra: DUSHA, vale a dire “anima” in lingua russa. Becchetti mette a nudo e concentrare l’attenzione non sulla fisicità quanto sul ritratto interiore del soggetto fotografato. Non importa l’identità o l’apparenza estetica di un corpo, ciò che conta è presentare l’interiorità, la “fibra” dell’essere svelata e raccontata ad ognuno di noi. La giovane artista seleziona accuratamente i modelli, dei quali conosce la storia, i trascorsi, la profondità, la sensibilità e la bellezza dell’animo, valori fondamentali impressi da Becchetti nei propri scatti. Figure silenziose comunicano, attraverso le emozioni, un’interiorità che dagli occhi giunge direttamente all’anima dello spettatore. Esse rappresentano simbolicamente ognuno di noi, sono metafore, sono uomini e donne senza identità, rivelazioni universali dell’essere nel profondo, di singole intimità, spesso celate dietro maschere di un sistema precostituito secondo determinati canoni i quali, se disattesi, equivalgono a “diverso”.

La visione di Natascia Becchetti sublima l’essere umano; con le sue fotografie ci pone davanti uno specchio in cui le figure ritratte si svelano e allo stesso tempo ci introducono in un cammino arduo: imparare a vedere l’essenziale che risiede in ognuno di noi

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