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IMPERMANENTE 18

CONTAMINAZIONI

Andrea DEJANA

CONTAMINAZIONI

opere di
Andrea DEJANA

introduzione di
Giovanna BRENCI

07.10.2015 – 10.01.2016


ANDREA DEJANA – BIOGRAFIA

Perugino di nascita, inizia la sua attività artistica molto giovane. Figlio d’arte, cresce tra quadri e fotografie con gli occhi che straripano di forme, luci e colori.

Gli stage a New York e New Orleans gli spalancano gli orizzonti e la creatività e da queste forti esperienze è tornato con una smania creativa che ancora oggi non si è placata. Dejana ha esposto in Italia e all’estero e ha fondato un Movimento artistico-culturale , il NEOMONDIALISMO, di cui ha ispirato il manifesto, struttura concettuale che sistematizza molti suoi lavori artistici di grande spessore, tra denuncia e dissacrazione.

Ha inoltre ideato una tecnica, il BLOW UP , capace di trasformare l’esperienza pittorica in un gesto artistico materico oltre il confine dell’arte figurativa. Oggi le sue opere sono apprezzate e collezionate da personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.

Marco Morello

INTRODUZIONE A CURA DI GIOVANNA BRENCI

ANDREA DEJANA: TRA POP ART E BLOW UP

Descrivere il lavoro e la personalità di Andrea Dejana implica continui riferimenti alle esperienze che ne hanno influenzato e guidato nel suo personale viaggio artistico e di vita.

Dejana, infatti, si ritrova immerso nel mondo dell’arte dalla nascita con un padre spatolista che lo inizia fin da piccolo al disegno e all’amore per la pittura e ogni forma d’espressione artistica. Questo imprinting lo segna e, grazie anche all’innata predisposizione, il giovane inizia da autodidatta a sperimentare il colore con gli strumenti più familiari: le spatole. L’esigenza di provare e conoscere lo porta, intorno alla fine degli anni ottanta, a compiere un viaggio negli Stati Uniti tra New York e New Orleans dove, inutile dirlo, davanti ai suoi occhi si apre un universo! Sono anni incredibili per la città di New York, si respira un clima culturale innovativo senza precedenti, un po’ come una moderna Parigi degli anni “folli” dove però i quartieri in cui c’è fermento sono TriBeCa, Soho, il Village coi loro locali vissuti di notte da giovani ancora sconosciuti come Basquiat, Keith Haring, Madonna, energia e persone per la maggior parte convogliate in quel posto magico e psichedelico: la Factory di Andy Warhol. Impossibile non essere coinvolti da una simile atmosfera, specie se si è un giovane artista come Andrea. Di questa esperienza, il suo lavoro risente profondamente avvicinandosi ad un Pop innestato da temi e linguaggi propri della street art. Uno stile che si dimostra altrettanto interessato alla lezione italiana della Scuola di Piazza del Popolo ed in particolare la pittura di Mario Schifano. Questi stimoli devono sedimentare nell’artista prima di emergere come linguaggio, devono essere assimilati e reinterpretati dalla personalità di Dejana, come dimostrano le opere degli anni novanta dove scompare la figura in favore della pura astrazione.

Ritorna poco dopo, tuttavia, la necessita di recuperare il segno che porta al grafismo, spostando il linguaggio dall’astrazione ad un Pop “urbano”, il cui intento è rivolto all’azione sociale, alla contestazione e la denuncia espressa con un gergo vivace e dai colori squillanti estremamente attraente: immagine e parola (utilizzata quasi sempre come slogan o monito) assumono medesimo valore estetico e comunicativo.

Rimanendo sempre coerente con se stesso, Dejana continua a sperimentare giungendo dopo numerosi tentativi alla definizione, nel 2009, della tecnica chiamata dall’artista stesso “Blow up”. Letteralmente “esplodere”, la pratica comporta una “lievitazione” della tela indotta e modulata, guidata e mai casuale descritta dal pittore come “un punto di vista” un qualcosa che espande l’opera nello spazio e ne permette molteplici visioni a seconda della posizione dello spettatore e del modo in cui la luce si riflette sulla superficie. Lasciando misteriosa la sua realizzazione, segreto di alchimista che solo l’artista deve conoscere, l’aspetto interessante di questa tecnica è la possibilità di essere applicata ad ogni opera; motivo per cui troviamo opere di Dejana con una doppia datazione: la prima relativa all’esecuzione del dipinto e la seconda al periodo in cui la stessa è stata sottoposta al processo della Blow up.

Contemporaneamente alla definizione di questa tecnica, Andrea Dejana giunge a concepire il Neomondialismo: manifesto in difesa della vita contro la violazione dei diritti civili il cui intento è raggiungere e dare voce a chi senta di dover esprimere la propria contrarietà al sistema e alla società odierna. Il singolo che si contrappone al colosso dei monopoli con opere di denuncia nelle quali Dejana convoglia tutti i linguaggi sperimentati, dalla pop alla street, dal grafismo ad un figurativismo cinico, caustico, talvolta ironico dai toni sempre brillanti.

Negli ultimi anni, la ricerca artistica di Dejana ha raggiunto una maturazione e un grado di consapevolezza che lo ha condotto ad abbandonare il segno e l’immagine per il monocromo, massima espressione della tecnica Blow up. Tutto ciò che è “altro” dal colore diventa superfluo e sovrastruttura al messaggio insito nel quadro. Dopo anni dedicati a denunciare con parole e slogan Andrea Dejana abbandona la parola, lascia che sia il silenzio del colore puro e dell’astrazione monocroma a parlare per lui

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